"Voglio creare bravi cittadini. Se un bambino ascolta buona musica dal giorno della sua nascita ed impara a suonarla da solo, allora svilupperà sensibilità, disciplina e pazienza. Ed otterrà uno splendido cuore."

Il metodo Suzuki prende il nome da Shinichi Suzuki, un violinista giapponese che, giunto in Europa, ha sviluppato un percorso di apprendimento specifico per bambini in età prescolare con l’intento di andare a sviluppare le capacità globali dei piccoli attraverso lo studio della musica.
Il tipo di apprendimento è quindi un apprendimento a tutto tondo, volto allo sviluppo di tante capacità quali la concentrazione, la memorizzazione, la coordinazione, la propriocezione: qualità fondamentali che serviranno sempre nella musica come nella scuola e in futuro nella vita.
Tutto il percorso didattico si basa sull’approccio ludico-imitativo tipico nei piccoli di 3-5 anni: quando un bambino è innamorato di una favola, cosa fa? Chiede di farsela raccontare più e più volte finché non l’ha assimilata completamente. In questa età i piccoli non possono usare i testi per imparare: la loro è una cultura ancora orale.
Allo stesso modo con cui il nostro bambino impara le fiabe dei fratelli Grimm, così il metodo Suzuki accompagnerà il piccolo nel mondo dei ritmi, delle canzoni e delle filastrocche. Ogni canzone sarà proposta a lezione dall’insegnante e a casa con il cd di supporto potrà essere ripetuta facilmente. Per poter imparare le cose nuove bisogna quindi che il bambino impari la musica come ha imparato le fiabe: ripeterle tante volte tutti i giorni con l’aiuto del genitore che lo consiglia e lo corregge.
Lo stimolo più interessante del metodo Suzuki sono le lezioni di gruppo dove i bambini si incoraggiano gli uni con gli altri (anche i genitori!), imparano ad ascoltare, ad osservare, a suonare insieme. Lo strumento si impara invece a lezione singola dove ad ogni bambino viene dato il proprio spazio esclusivo. La durata della lezione singola varia in proporzione all’età e alla capacità di concentrazione del bambino.
Un punto forte del repertorio strumentale Suzuki è il fatto che i brani presentino una perfetta concatenazione di difficoltà progressiva permettendo così al bambino di crescere su basi tecniche sicure senza soffrire della difficoltà dello strumento ad arco, ma divertendosi a suonare di volta in volta le canzoncine già cantate alle lezioni di gruppo.

"Se il genitore fatica a seguire con costanza il metodo, cioè se molla il figlio da solo con l'insegnante, alla lunga la musica perde un bambino. Al contrario, se il genitore, soprattutto nei primi anni, rimane al fianco del bambino, la musica conquisterà un bimbo, papà e mamma, quattro nonni, eccetea. Il metodo, quindi, è srettamente legato a una forma di educazione pedagogica. Non solo: condivisa in questo modo, la musica contribuisce a creare l'ambiente familiare, stimola il dialogo e accompagna lo sviluppo della personalità."

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Il Suzuki in Italia: c'era una volta...

"L'uomo è figlio del suo ambiente"
"Si può fare molto se c'è amore"
"Se hai un bel suono, hai cuore"
"Le corde non hanno anima, esse vivono attraverso quella di chi le fa vibrare"
"Non c'è bambino senza talento, tutto dipende dall'educazione"
"l'arte esprime l'uomo". 

Il servizio di Piero Angela a Quark (Rai1)

Da Suonare News - 1996 "Artisti in miniatura" di Pino Pignatta

Ma cos'é questo METODO SUZUKI?

<< Chissà se esistono bambini senza talento musicale? Ma propio "sordi" e stonati come una campana? Certamente, risponderebbe con sicurezza la maggior parte delle persone. Come c'è chi dal primo giorno di scuola odia la matematica o chi non riuscirebbe neppure a disegnare la propria ombra. E perchè mai, quindi, non dovrebbe esserci chi è negato per la musica? Shinichi Suzuki, 98 anni, giapponese, ha dedicato la vita a dimostrare che non è così. nella sua vita ha insegnato a più di 40 mila bimbi del Sol levante a suonare bene il violino. Ma, soprattutto, ha trasmesso loro l'amore per l'arte, sviluppando i talenti sia dalla prima infanzia. Come? Semplice: elaborando un metodo di studio grazie al quale oltre due milioni di bambini nel mondo hanno imparato a praticare e ad apprezzare la musica.Ecco l'intuizione di Suzuki: il suono come la parola. Non si può negare, infatti, che tutti i bambini sanno fare almeno una cosa bene, e cioè parlare la prorpia lingua. C'è chi ha un vocabolario essenziale e qualche difficoltà a essere disinvolto in pubblico. E chi invece arringa le folle alla Sgarbi, con un linguaggio ricco e articolato. Ma è certo che tutti i bambini si sanno esprimere ed è la prima cosa che imparano.Dice Suzuki: "Il mio metodo consiste nell'applicare, senza modifiche sostanziali, l'apprendimento della lingua madre all'insegnamento della musica. L'orecchio musicale non è innato, ma un'attitudine che può essere coltivata attraverso l'ascolto.”Rendetevene conto di persona: scegliete un brano di grande musica e fatelo sentire a un neonato tutti i giorni per tante volte. Dopo cinque o sei mesi dimostrerà di riconoscerlo. Ed è esattamente quello che accade con le parole e le prime costruzioni linguistiche. […]Ed è proprio la famiglia che è al centro del metodo Suzuki. Un bambino che studia violino, per esempio, ha due archi: uno per sè e uno per la mamma. E va a lezione un'ora alla settimana con la presenza in aula di uno dei genitori. La mamma o il papà, insomma, diventano il suo insegnante durante gli altri giorni. Tanto che dal loro comportamento dipende il futuro musicale (ma non solo) dei figli. Elena Enrico, fondatrice e docente dei corsi di ritmica strumentale al Suzuki Talent Center di Torino, spiega: "Se il genitore fatica a seguire con costanza il metodo, cioè se molla il figlio da solo con l'insegnante, alla lunga la musica perde un bambino. Al contrario, se il genitore, soprattutto nei primi anni, rimane a fianco del bambino, la musica conquisterà un bimbo, papà e mamma, quattro nonni, eccetera. Il metodo,quindi, è strettamente legato a una forma di educazione pedagogica. Non solo: condivisa in questo modo, la musica contribuisce a creare l'ambiente familiare, stimola il dialogo e accompagna lo sviluppo della personalità". […] >> 

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